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Recensioni

Paolo Levi

La vitalità inarrestabile dell’arte

La prima considerazione che si può fare leggendo il manifesto del Gruppo dei Sei, e osservando le opere degli artisti che lo compongono, è che l’arte non è morta. Sono in molti ad affermare il contrario e molti ad aver seguito negli ultimi anni il suo funerale: c’è chi dice che l’arte sia ormai soltanto assoggettata alle regole del mercato e dei critici famosi che lo muovono a loro piacimento, e chi afferma che si sia ormai dissolta nella tecnologia. Ma affermare che l’arte sia morta è solo una finzione, e il Gruppo dei Sei lo dimostra. In questa società globalizzata, l’arte è ancora uno strumento di comunicazione privilegiato, che trasmette sensazioni ed emozioni universalmente leggibili. Maurizio Brambilla, Luigi Pretin, Rosario Scrivano e Paolo Terdich credono tenacemente nelle possibilità espressive della loro arte, e sono sicuri che questo è un modo di liberare lo spirito e un momento di crescita personale e collettiva. Gli artisti del Gruppo dei Sei si muovono in un terreno in bilico tra il Surrealismo e la Metafisica, hanno osservato e studiato il Museo del Novecento italiano ed europeo, sono raffinati e sapienti, artigiani virtuosi della tavolozza e dell’arte plastica. Tutto questo non può che confermare che l’arte non è mai stata così in buona salute.

Maurizio Brambilla è un sapiente maestro del colore. Le sue composizioni lo dimostrano: gli equilibri tra i pieni e i vuoti, l’inappuntabile realizzazione tecnica, i calcolati passaggi di luci e ombre, fanno delle sue opere dei perfetti microcosmi, dove nulla è lasciato al caso. Nelle sue ultime tele, ispirate all’arte della topiaria, ci si trova immersi in un’atmosfera metafisica, fatta di assenze cariche di significato. I suoi giardini geometrici sono luoghi fisici, non certo panorami mentali, in cui è possibile vagare, perdersi e ritrovarsi, guidati dall’armonia cromatica e dall’esattezza delle forme. Sembrano nati per dare forma al caos e per compensare con la loro immutabile esistenza la provvisorietà dell’esistenza.

Nei lavori di Luigi Pretin appaiono paesaggi dove sogno e realtà convivono senza contrasti, dove il confine fra il vero riconoscibile e il gioco della fantasia è labile. La maestria dell’artista sta proprio in questo magico equilibrio, dove nulla appare improbabile in un universo di forme e di simboli. Le sue nuvole multiformi sembrano messaggeri alati, trasportati dal vento per annunciare eventi o per rivelare messaggi presagiti in sogno. Nelle sue opere, dove i colori possono emanare il calore di un tramonto estivo, o la pallida lucentezza che prepara una tempesta, Pretin mostra l’indicibile che la natura comunica ai poeti, il senso ineffabile dell’infinito, le percezioni visive filtrate dagli occhi dell’anima, la luce di una rivelazione improvvisa.

Rosario Scrivano è pittore di indubbie capacità tecniche. La sua arte affonda le radici nel Surrealismo e nella Scuola del Fantastico, nata a Piacenza intorno al 1945; tuttavia l’artista piacentino sente il bisogno di prenderne le distanze, con una cifra stilistica del tutto personale. Le sue tele sono principalmente il frutto della sua interiorità, dei suoi stati d’animo, e delle domande che instancabilmente si pone e pone al mondo che lo circonda. Nelle sue opere tutto assume un molteplice significato: l’artista, attraverso un raffinato uso del colore, spoglia la realtà dal velo ingannevole dell’apparenza, per scoprire l’essenza più inquieta del mondo che lo circonda.

Le opere di Paolo Terdich possono essere avvicinate, a un primo sguardo, alla corrente americana dell’Iperrealismo. Ed è la precisione assoluta nei dettagli delle figure, nei paesaggi, negli interni ad accomunare Terdich a quel linguaggio. Tuttavia, a ben guardare, la sua pittura sottintende anche altro. La realtà che egli riproduce appare perfetta nella mimesi, ma dietro l’apparenza di un viso levigato e sereno, si nascondono irrequietezze e interrogazioni, nascoste nei dettagli, come sottili avvertimenti. Così, una figura di nuotatore appare di colpo frammentata, e non solo a causa della rifrazione dell’acqua. Così, il sorriso di una ragazza non corrisponde allo sguardo appena velato, come se celasse un segreto, forse proprio quello contenuto nel recipiente che tiene in mano. È Il suo vaso di Pandora, con tutti i mali del mondo, o l’essenza segreta della sua femminilità?

Alfredo Pasolino

“ Identità e Metamorfosi “ - Presentazione

Villa Cambiaso – Savona – Sabato, 18 Maggio 2013

Dopo tanto sentire parlare, e visitato La Spadarina, la Galleria del gruppo “Eoykos”, un sodalizio artistico talmente immerso in un preciso consenso di vivere da vivi, con l’energia solare del cuore, cioè, nella realtà intima, quella che prescinde dalle apparenze reali. Altrettanto, con l’abilità percettiva, non del processo della memoria, cercando di trovare ciò che un neonato riceve dalla culla. Di vivere la realtà del cosmo intrinseco, del vuoto….( o spazio bianco ) è proprio lì: nel non detto. L’arte è un’espressiva capacità di vita e di emozione liberata da ogni dovere, da ogni convenzione, da ogni obbligo. Perché le parole non sono cose che esse rappresentano: la visualizzazione è il reale linguaggio del cosmo interiore. Vivere da vivi, cioè quando il cuore e la mente sono fusi all’unità della vita. Disposti ad espandere la propria coscienza nella dimensione interiore. Sollevando il proprio sguardo al cielo, percependo il battito del cuore.

La realtà dell’essere umano si completa nei livelli dell’intuizione e del pensiero astratto, collegato al mondo degli archetipi: quando l’uomo si fa ponte tra finito e infinito. La persona viva, che vive creando nel reale, non si annoia mai. Nel reale trova la gioia infinita. Ogni entità è un intero ( la mente non è separata dal corpo ), l’oggetto reale è nella regione oltre le parole. L’artista vi abita, si muove su vari livelli …. l’artista può solo avvicinarsi alla realtà, andando oltre quanto è percepito dai sensi. L’artista è l’incarnazione di un mondo onirico, inesauribile metamorfosi di uno straordinario universo immaginario, o visualizzato nella realtà delle cose nella percezione ( Morandi ), delle sue più alte premonizioni, per alcuni artisti fantastici e visionari del gruppo “ Eoykos “. Secondo le neuroscienze, gli eventi a caso, hanno alla loro origine il rumore, quando il cervello è anche in una situazione di riposo. La scarica nervosa dà luogo alla percezione. Per ultimo l’atto creativo avviene indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza, questo indurrebbe a collegare l’atto creativo alle attività inconsce del cervello.

Si deduce che i nostri artisti della Spadarina, così prolifici di idee tratte dalle visioni del sogno, anche ad occhi aperti, possono avere avuto segnali provenienti dall’inconscio, registrati in termini di immagini riflesse sul subconscio, quindi specchio delle estreme interiorità, cui per l’artista è remunerativo sostare. Un panorama pittorico, qui offerto allo sguardo visitatore, che invita a riflettere, di un cenobio di creatività dell’arte, che ha saputo volare sopra l’universo nazionale, e annoverando protagonisti, senza eufemismi, in sella, consacrati dalla critica ufficiale.

La mostra esplora questi interpreti dell’arte senza confini, nel segno sia della tradizione, sia nella sperimentazione di combinazioni interattive, capaci di unire o di interagire con una loro spiccata sensibilità, la pittura con la percezione intrinseca della poesia, del segno, del colore e dell’immaginario, catalizzatori dell’estasi d’emozione. Nello scandaglio di contrapporre ai sistemi cromatici, i diversi “modi di apparire del colore”. Con l’abilità del pensiero creativo, orientato nella psicologia delle percezioni estreme, maestre d’enigmi, perseguendo rivelazioni all’infinito.

Come nella felicità, la realtà non la si ha, ma vi si è. La realtà per il pensiero creativo non è un oggetto da afferrare, ma un’atmosfera, un orizzonte in cui si è inseriti. Questo vale per ogni artista ricercatore di idee, quanto per la filosofia: La realtà è un mare infinito, nel quale ci si immerge, si naviga. L’abilità dei nostri artisti, di essere creativi non solo conferisce libertà (esige libertà!) ma è orientata verso la bellezza sublime, giacchè, nella realtà del vero, questo è il vero mondo dei poeti, dei mistici. L’artista è avanguardia dell’imparare, di essere esploratore dello sconosciuto, questo gli conferisce libertà. Pertanto l’artista è l’attore di esplicative esperienze metamorfiche, nella regione, oltre ogni propria definizione verbale, delle visualizzazioni, nei loro differenti livelli e alle valutazioni emotive, dell’intrinseca natura delle cose e dell’umano, con tutto il carico del linguaggio simbolico. A testimonianza del loro modo di affrontare la modernità, l’armonia cromatica, dopo avere attraversato i momenti cruciali all’alba del nuovo secolo, dalla transavanguardia fino alla metafisica surreale.

Diceva Ezra Pound: “Nessuna scienza al di fuori delle arti, darà i dati necessari per sapere in che modo gli uomini differiscono gli uni dagli altri”.

Un gruppo fecondo e generoso di creatività di quattro artisti, di variegate espressioni, orientamenti e tecniche, per un linguaggio condiviso dall’inizio della loro unione e affinità, nonché finalità d’intenti, oltre le barriere linguistiche e geografiche, è venuto il momento di parlare sulla loro presenza e testimonianza vocativa, fattiva, anche con persuasività della rete, fatta di idealità del pensiero costruttivo, ed attitudine in genialità all’arte.

Brambilla Maurizio: Sapiente maestro del colore, del lirico chiarismo lombardo, delle architetture, della teatralizzazione delle scenografie di natura e degli equilibri creativi, di un sorprendente richiamo alla classicità moderna e di richiami all’antico, nella recente scansione cronologica, di sapore dechirichiano pre-surreale. Spazialismo, volumi, vuoti e pieni di composizioni delle geometrie, fondali prospettici, iconografie d’impianto e quinte, armonie di geometrie e plasticismi, riverberano l’influenza dell’ordine cosmico creativo sulla vita, l’astrazione del pensiero ideale, la ricerca di una concentrazione psico-estetica, il laboratorio della teatralizzazione implicato al massimo dialogo tra materia pittorica, le morfologie, l’io inconscio proiettivo, archetipo, simbolista, sottendono la presenza umana, sempre presente nella metafora di un cielo tributario a cicli di natura, ambientali, stagionali, atmosferici, che si specchiano nel narrato consociato ad un patrimonio dell’arte regia. I giardini di Brambilla, sono l’elegante esaltazione dello spazio, non più avvertito come un limite, sia pur nella sua fisicità, ma l’esattezza formale che si frappone come filtro, tra l’idea e l’osservatore, raggiungendo la chiarezza di idee vere e proprie, significanti per l’artista, inevitabilmente l’essere compresi. Nella sua pittura, quindi fondamentale, quando il ruolo e il concetto di complementarietà intrinseca della natura, filtro luminoso tra il mondo del sogno e un altro …, superficie dove si stendono, calme, silenziose, proiezioni e architetture, tradizioni delle geometrie, trascrizioni di linguaggi dell’inconscio archetipo, fino a diventare, spazio, forma, colore, suggestioni, trascrizioni della lunghezza d’onda dell’emissione luminosa, che fa vibrare l’aria e i nostri sentimenti. Cui, l’artista, proprio dall’identità dello spazio, studia il problema della percezione, in base al cambiamento ambientale.

Pretin Luigi: Finzione ideativa, fruizione del sogno fantastico, realismo magico, medianità trasparente, ricerca di libertà espressive, intensità dell’estasi emozionale, convivono a servire e scuotere i canoni tradizionali della pittura di avanguardia moderna, capaci di rivoluzionare concezioni, correnti e affermazioni artistiche di rifiuto al romanticismo. In tanto, Luigi Pretin ne è l’indiscusso capofila di un movimento conclamato a Parigi, dalla critica internazionale e dai lumi della corrente cubista: lui che si accompagnava, nel suo soggiorno, con De Chirico, Picasso, Dalì e Brèton.

E come tali, tutti i movimenti di pensiero, e le loro correnti, non nascono mai per caso, hanno sempre delle cause e delle conseguenze. In realtà, il realismo fantastico, abbracciato nella letteratura e nella poesia da Massimo Bontempelli, si colloca in un periodo storico assai ricco e complesso, ricco di fermenti, per far pendere diversamente, sulle fiammate delle avanguardie storiche. Siamo negli anni aurei, in cui Picasso con la scuola, pensavano a scomporre le figure, ricomponendole in geometrie e volumi, distorcendo la realtà, come avevano fatto gli espressionisti tedeschi. In quel tempo, altrettanto ricco di innovazioni e di risveglio culturale e concettuale, Luigi Pretin, l’artista veneto, così difficile e inquieto da liquidare dai modernisti, in poche parole, studia e osserva la natura intrinseca del pensiero, pensa ad un realismo, oltre le parole e il conosciuto, cui l’ultimo piano di pittura è il cielo, specchio della natura, assai cara e amica per la sua sensibilità poetica. Un cielo abitato densamente come la terra, di un universo di figure e di personaggi della mitologia e dell’antichità greca, di simboli del dialogo, che si accompagna a tornei e sfide di cavalieri alati, di destrieri e di cavalli unicorno che si confrontano, fraternizzano, tra le nuvole del pensiero che si … arricchiscono di finzione e si umanizzano da cirri trasformati in reami. Diventano rappresentazioni di una dimensione magica, l’indicibile che la natura, con i suoi segreti, comunica con le visualizzazioni ai poeti, l’estasi mistica dovuta alla devozione e risveglio nella conoscenza superiore. Un passaggio attraverso il quale, il messaggio pittorico viene scosso profondamente, con il fascino e la carica vitale dei colori.

Scrivano Rosario: Personaggio eclettico, versatile, di intensità travolgente, avendo tuffato gli occhi nell’oceano del cosmo interiore, grazie anche alla sensibilità percettiva della natura intrinseca del colore quale forza costruttiva, ideativa, del sogno, del segno e del simbolo. Del suo versatile naturalismo e realismo del segno grafico, della composizione di morfologie di natura, alla sensibilità percettiva della poesia dell’anima, ha dato le ali ai suoi piedi d’argilla per volare, per vedere e cercare di vedere, di spaziare il molto che si nasconde dietro alle nuvole dell’astrazione.

Perché il suo viaggio esplorativo, è cominciato da molti quadri di incredibile purezza, nei colori squillanti, timbrici, intrisi di luce naturale. Ad apprezzare la inquieta icasticità del rappresentativo, compendiano col pensiero intelligente, finchè altri particolari ossessivamente insistiti, gli hanno rivelato senza più incertezze che, con il carattere tormentato del suo innato talento, mirato alla ricerca esplorativa del profondo interiore, all’intrinseca natura del pensiero, oltre ogni possibile ragione, la variabilità nei livelli acquisiti di visualizzazione, la scoperta di momenti variabili dell’identità, il metamorfico caleidoscopio mondo del sogno, le immagini sempre nuove della natura che lo circonda, nei diversi aspetti che acquistano differenti significati, la complessità della centralità della persona umana, il paradosso che attizza il testo di molti percettivi dell’intuizione, la sua capacità come artista sintomatico, istintivo, quant’è potenzialmente analitico, per un bisogno di risultanze estreme, da godersi in sé. Per il suo metamorfismo deflagrante, surreale della figura femminile, il nocciolo dell’arte che libera come nella natura, un potenziale di apocalisse, per il metamorfismo deflagrante ma ordinato in stratificazioni dei differenti livelli della visione dell’apparenza … Nella ricerca di una giacomettiana essenzialità, oltre ogni velo di illusoria materialità terrena, un bisogno d’anima, di questo suo modo personale, polimorfo e acceso, “tout se tient”, l’importante per l’osservatore stupefatto, che non vuole perdere di vista quel tutto. O, almeno l’avvertenza delle parti che lo compongono, a scoprire l’essenza più inquietante, delle molteplicità e varianze che sottendono oltre l’apparenza, all’unità del reale contenuto essenziale, invitando il lettore verso la dissoluzione contemplativa, nella direzione del sé reale.

Terdich Paolo: La dimensione del reale tra sogno, mito e metafora. La sua voce pittorica ha un timbro iperrealista di irreprensibile vocazione. La formazione rigorosa, l’inconfondibile grafia del segno, che unisce severità di pennello, in rapporti e volumi, e l’estrosa creatività nei dettagli minuziosi, fotoluministici di ogni taglio di luce in superficie, esprimendosi, con eleganza, il reale del vero, di un io plurale, visibile percettibile, in altre parole è assoluto quanto l’artista abbia assorbito una dimensione onirico-mitica, nella collocazione degli oggetti.

Una realtà che si ispira alle registrazioni archetipe del suo vissuto, appare perfetta nella mimesi che fa da contraltare: l’ombra del fantasma archetipo, che sta dietro l’oggetto, a respirare e ad esprimere l’atmosfera morandiana. Qui c’è una sottile relazione che non si può chiarire, senza tenere presente quel sottofondo di mito che appunto comporta la visione culturale di Paolo. Ed ecco il senso di quelle figure atemporali, ma non certo immobili sospese in un’atmosfera surreale, di una luce intrisa con la penombra postimpressionista, quando dipinge la mobilità dell’acqua.

L’onda marina, calda avvolgente vitale, che avvolge pure l’occhio del lettore, che irrompe, come oceano di schegge turchesi, nel dipinto omonimo. Accanto al blu col suo scandaglio tonale, di luci e penombre, ugualmente illuminato dal riverbero di fascietti cromatici, sembrano quasi esseri animati in balia di un moto perpetuo dell’onda, in una realtà trasfigurata, ed uno sconfinato senso di appagamento e della libertà dell’uomo autobiografico. E’ importante cogliere uno dei motivi ispiratori di quest’arte nel senso dell’espressione: quello della ricerca di un farsi continuo, dietro a quel mondo levigato, rasserenante, quasi ludico; c’è la realtà di un’inquietudine che portiamo in noi, che se Paolo l’ha superata dopo una dura difficile lezione di stile di vita, rappresentata attraverso metafore interrogative nel viso delle ragazze, dal punto di vista stilistico e formale, ci sembra di ravvisare degli accenti surreali, se non vagamente espressionisti, quando la giovinetta regge quel vaso che sa di ermetismo, come una presenza latente, messaggio di profonda umanità.

Dott.ssa Elisa Manzoni, Critico d'arte

REALTA' E SOGNO: DUE MONDI COMUNICANTI IN CONTINUA METAMORFOSI: MOSTRA EOYKOS, Il Gruppo dei 4

Galleria Velasquez, Milano 15-26 Marzo 2014

Dopo tanto peregrinare per l'Italia, finalmente il Gruppo dei 4 approda a Milano e si mette in mostra al meglio con opere di eccezionale valore filosofico. Nato ufficialmente a Piacenza il 9 Agosto 2011, il gruppo si pone in una realtà artistica di difficile comprensione in cui la grande maggioranza delle persone considerano l'arte e la cultura sempre di più in decadimento. Come eroi d'altri tempi, i componenti del gruppo hanno saputo riportare l'ARTE ITALIANA agli antichi splendori: dopo la Grande Guerra, essa non è mai stata viva come oggi con le sue molteplici sfaccettature che hanno la capacità di scavare nell'intimità dell'osservatore.

Come si legge nel loro Manifesto, i quattro artisti perseguono la missione di ricercare nuovi modi di interpretare il mondo per uscire dai rigidi schemi convenzionali imposti dalla società, emancipando così lo spirito e il corpo umano da una realtà contemporanea sempre più opprimente.

Ma qual'è il loro filo conduttore? Qual'è la loro realtà? Essendo creativi la loro sensibilità è acuta e percepisce i cambiamenti molto prima rispetto alle persone comuni: grazie alle loro emozioni e passioni, libere da qualsiasi obbligo sociale, sono in grado di andare al di là di ciò che i cinque sensi colgono e volano così nel subconscio visualizzando uno spazio onirico, enigmatico, metafisico e surreale, uno spazio unico, da sogno e non ancora esplorato.

Chi sono questi quattro eroi che si disgregano dall'odierna realtà per mostrare il nuovo surrealismo raffigurato ed esaltare in tal modo il loro sesto senso?

Presidente del gruppo Eoykos, Luigi Pretin vi affascinerà sicuramente per le sue tele allegoriche e neo-romantiche in cui lo sguardo è catturato, grazie ad un sapiente gioco di luci e di direttrici, da un cielo che si fa specchio della natura stessa: un cielo animato da nuvole che creano svariate figure di putti, di maschere veneziane, e di personaggi mitologici a cavallo pronti al combattimento. Come nel cielo, Pretin trasmette il suo surrealismo raffigurato anche sulla terra con composizioni naturalistiche decontestualizzate trattate con un colorismo monocromatico in chiave simbolica: porto ad esempio i funghi, allegoria di morte e di rinascita, o i pesci a riva, metafora di un sentimento di disagio causato dalla non completa espressione del sé. Vi ritroverete così in un mondo da sogno, spirituale, visionario, in una pura estasi emozionale.

Il secondo artista che sostiene il Gruppo Eoykos è Rosario Scrivano. Eccentrico, istintivo e dall'animo tormentato, il pittore-gallerista ricerca e analizza nel minimo dettaglio ciò che lo circonda ponendosi continue domande sulla poliedricità dell'animo umano che muta radicalmente a seconda del punto di osservazione. In questo modo trasferisce sulle sue tele tutte le tensioni che la sua psiche percepisce dal mondo esterno e, come ha scritto Paolo Levi, “spoglia la realtà dal velo ingannevole dell'apparenza, per scoprirne l'essenza più inquieta, denunciando la società distruttrice ed alienante di oggi”. Il suo surrealismo raffigurato mostra così opere irrequiete, caratterizzate da distintivi tratti grafici e da colori freddi e acidi, in un perenne ed instabile equilibrio tra oggettività e tangibilità da una parte, e virtualità ed illusorietà dall'altra, richiamando in questo modo alla memoria l'ambiente di Matrix, trilogia cinematografica del 1999.

Terzo elemento del Gruppo Eoykos è l'iperrealista Paolo Terdich. Il pittore vi conquisterà per i suoi dettagli minuziosamente concepiti mediante la stesura virtuosistica del colore e il preciso studio della rifrazione della luce. Sebbene la mimesi sia perfetta, e quasi sconcertante, l'osservatore è portato a chiedersi cosa ci sia al di là di tutta la serenità che si percepisce inizialmente. Una dimensione silente, surreale, onirica e mistica trasfigura dai soggetti rappresentati che sembrano porre le domande esistenziali: “Chi sei? Cosa nascondi? Cosa cerchi?”. L'artista approfondisce ciò che è conosciuto, travalicando l'apparenza e scoprendo così significati profondi, difficilmente sondabili, come si può apprezzare nelle tele in cui l'acqua diventa simbolo di rinascita e tormento interiore primordiale. Un'arte che ricerca l'esperienza dell'invisibile tramite il visibile.

Da ultimo, e non perché meno importante, Maurizio Brambilla chiude il cerchio del Gruppo Eoykos. Artigiano d'immagini e maestro del colore, il pittore esalta nelle sue tele un'atmosfera metafisica e surreale densa di significati simbolici: si percepisce difatti una continua ricerca dell'astrazione del pensiero ideale e la creazione di un mondo meditativo di ampio respiro, al di là dell'oppressione della realtà, per offrire a chi osserva una possibilità di serenità spirituale e di appagamento estetico. L'osservatore viene rapito dalla precisione ottica dell'impianto scenografico e dal connubio perfetto tra pieni e vuoti e luci ed ombre: come ha scritto Alfredo Pasolino, la natura in questo caso è un filtro luminoso tra il sogno e la realtà.

Fabio Bianchi

EOYKOS. IL GRUPPO DEI 4

Galleria d'Arte La Spadarina, Piacenza 7 - 21 Dicembre 2014

Mettersi in gioco oggi nel variegato e sulfureo mondo dell'arte implica rischi e scommettere di questi tempi ... Ma nonostante tutto 4 pittori sono i protagonisti di una grande avventura artistica e culturale. Maurizio Brambilla (Milano), Luigi Pretin (Savona), Rosario Scrivano e Paolo Terdich (entrambi piacentini) hanno infatti formato un “super-gruppo“ cioè “Eoykos”. Il gruppo dei 4, animati da straordinaria coerenza, sorretti da invidiabile forza d'animo hanno una sola, inequivocabile, certezza: la convinzione dei propri mezzi cioè di possedere un solido metodo. E hanno anche steso un “manifesto“ per delineare i punti fermi: nato alla galleria “La Spadarina“ nell'agosto 2011, è un chiarissimo e lucidissimo rappel a l'ordre. Un tentativo finora riuscito di non lasciarsi condizionare dal sistema ma di emanciparsi in funzione di un ideale etico compiutamente espresso nel “nuovo surrealismo raffigurato“

Brambilla ci trasporta in un altro tempo, in un'altra dimensione visiva, prospettica ma anche psicologica. Nelle sue composizioni emerge un'inventiva mutevole e bizzarra sempre però saldamente ancorata alla realtà che viene programmaticamente stravolta. Ma sempre in funzione della razionalità, del rigore compositivo, della ricca aggettivazione coloristica e formale. Meritano un plauso i suoi giardini, incernierati in un micidiale schema visivo.

L'arte di Pretin è all'apparenza solare, suggestiva, immaginosa, invero è tremendamente realistica, stupendamente umana. Riunisce in una potente visione d'insieme, quotidiana ordinarietà e amabile follia, transeunte ed eterno, vita e morte. I suoi aneli e/o cavalieri dell'Apocalisse sono il contraltare spirituale degli accadimenti terreni, la proiezione dei nostri desideri più segreti, uno straordinario connubio di immanenza e trascendenza.

Scrivano è il pittore dell'introspezione e del sentimento, della riflessione sull'essere e sul non essere, sul difficile confine realtà-finzione. In tutte le sue opere lo spunto è surrealista, ri-elaborativo, sempre ondeggiante tra un aspetto, un sentimento, uno stato d'animo e il suo continuo superamento. In questo dinamismo esistenziale, mai frenetico ma sottile e meditato, scorgiamo i presupposti di un approccio raffinato, attualissimo, anticipatore.

La pittura di Terdich muove dall'Iperrealismo ma cambiano i presupposti teorici e sociali del glorioso movimento. Gli americani postulavano sospensioni del giudizio, una critica al sistema a cui peraltro non partecipavano. Terdich propone invece solo pittura, perfezione tecnica ed estetica unite ad un raro equilibrio visivo e compositivo. Il messaggio? La pittura è una scienza, sintesi e ”coincidentia oppositorum”, realtà e sentimento, sogno e visione.

Liviano Papa

EOYKOS. IL GRUPPO DEI 4

Spazio Moderno – Arona (NO)

Lo Spazio Moderno, antico luogo di cinematografia, luogo di aggregazione nell’incontrarsi e sentire i palpiti del cuore.

Un gruppo di artisti provenienti dai diversi territori dell’Italia, con un bagaglio culturale profondo e personale, si uniscono per gridare che non ci stanno a questo caos dilagante che si avverte in arte: si ribellano come gli antichi rivoluzionari a una moda imperante, gridando il loro dissenso firmano il manifesto annunciando che vogliono ritornare all’ordine. Unitosi con la sigla “Eoykos”, gli autori, in questa mostra, raggruppata col titolo “ Il Realismo Raffigurato “, esprimono una piena, solidale voglia di comunicare con gli strumenti a loro congeniali: la tavolozza, i colori e i pennelli.

In un proseguo con le avanguardie di inizio del secolo scorso, il gruppo “Eoykos”, inneggiando a una pittura raffigurata e rappresentata in tutta la sua bellezza, dal Surrealismo europeo, al pensiero di Salvador Dalì, alle varie rappresentazioni del Fantastico Magico, la ricerca si snoda in un percorso di immagini sognate, in cui segni, pennellate, figure, visioni, confluiscono in quel mondo magico e fanciullesco di una visionaria libertà di esprimersi in cui anima e corpo, forza intellettiva e interiorità, espressività e intimità esplodono in un apoteosi della bellezza, estetica e fortemente intima, consapevole che solo la conoscenza del sapere appaga l’uomo e l’artista a “raccontare” con gli strumenti a lui congeniali la gioia universale della passione.

Maurizio Brambilla, Luigi Pretin, Rosario Scrivano e Paolo Terdich, credono fortemente che la pittura, l’arte, è comunicazione, è desiderio di enunciare al mondo il pensiero della conoscenza e del rispetto che si ha verso la natura nel suo insieme e la gioia di comunicare la bellezza, la meraviglia che si annida in questo spettacolo che si rigenera da sempre. Gli autori, noti nel campo delle arti visive, iniziano un percorso solidale in continuità col grande percorso d’arte che, da secoli, si avvicenda, sempre nel rinnovamento della storia.

Maurizio Brambilla (Milano, 1952) viaggia tra una pittura metafisica e una visione magica fantastica, in cui le sue composizioni, geometriche, naturalistiche, di paesaggi, nascono da una sapiente riflessione della ricerca e della conoscenza in cui pieni e vuoti, prati e giardini “raccontano” una poetica della meraviglia e dell’incanto.

Luigi Pretin (Chioggia, VE, 1938), elabora una pittura in cui sogno e realtà, visione e immagine non sono in contrasto, ma viaggiano in sintonia per enunciare che il riconoscibile e il gioco si rafforzano in un racconto spettacolare, in cui la forza espressiva è palesemente raffigurata.

Rosario Scrivano (Alimena – PA, 1959), è profondo conoscitore delle tecniche pittoriche: la sua figurazione viaggia tra realismo e incanto, tra surrealismo e contemporaneità, in un rimando struggente e di curiosità autonoma in cui favoleggia una realtà del visibile e dello stupore e della meraviglia.

Paolo Terdich (Piacenza, 1960), nasce nell’ambito dell’iperrealismo americano, ed è la prima impressione, immediata e senza ripensamenti affiora alla memoria: pittura pienamente verista, tanto da toccarla con le mani, emerge, in una seconda analisi, la consapevolezza che è densa di contenuti, di messaggi, di raccontare non tanto un paesaggio, una natura silente, ma la forte attrazione che questa pittura produce.

Questo non è altro che un aspetto saliente degli autori che gridano al mondo il loro desiderio di dipingere e di comunicare attraverso le loro composizioni la gioia della vita e la meraviglia che l’arte comunica da sempre al mondo e agli uomini che, come esploratori dei sentimenti pittorici, “raccontano” la sua evoluzione da Giotto, Cimabue, Piero Della Francesca, Michelangelo, Picasso, Magritte, De Chirico, Savinio, Fontana; l’artista è sempre in cerca del suo pensiero della conoscenza.